Clara Hausberg
Gisela-Gymnasium, München/Germany (2001) on 2020-06-22

Miss Guerciolini, while reading your article it feels like you listen to a nostalgic dream or memory of someone who is missing the old days. It's fitting pretty well in this situation where people long to the time before the breakout of covid-19. I can't find anything I would change in this article to improve it. Even the picture fits well since it shows some kind of longing and nostalgia mixed with the music. Well done and keep up the good work.

Il potere di un suono
by Giada Guerciolini (2004) Liceo Sesto Properzio, Assisi/Italy on 2020-06-21



The following article was originally written in Italian, during the Corona lockdown. To read the translations in English, German, French or Spanish, please, scroll down. 

The young lady from Assisi would be very happy to receive your comments. If you are a trait d’union editor, you may use the comment and discussion function next to the article. Otherwise you can send your comment to contributions@traitdunion.online. There you can also send your own ideas and contributions to this frame topic: "Corona - when disaster strikes in our lives: what young people think about the pandemic and its consequences." You can find suggestions on topics and forms of presentation here. If you discover passages in the translations for which you have found a better formulation, you are also welcome to send your suggestion to contributions@traitdunion.online. Thanks in advance!

 

IL POTERE DI UN SUONO

In questi ultimi mesi le giornate sembrano non finire mai, appaiono snervanti e pare che tolgano la forza ad ognuno di noi. Fino a poco tempo fa, quando la situazione a causa del Coronavirus non era ancora così grave, non mi rendevo conto delle cose che avevo, delle persone che mi erano accanto. Credo che in questo periodo non ci sia frase più azzeccata di quella di Theodor Seuss con cui afferma che "a volte si riconosce il valore di un momento solo quando diventa un ricordo." Ed è assolutamente vero. Per quanto una persona cerchi di godersi appieno il presente, quest’ultimo volerà via in un soffio. Forse è anche per questo che adoro fare fotografie. Le immagini scattate rappresentano parti della nostra vita in cui abbiamo provato emozioni indescrivibili, che restano impresse dentro di noi come un tatuaggio sulla pelle. Mi manca molto la mia vita precedente e a parlare in questo modo sembra davvero sia passata un’infinità di tempo...Mi manca svegliarmi alle 6:30 di mattina per prepararmi di tutto punto, arrivare come sempre in ritardo alla fermata dell’autobus, ascoltare la musica durante il tragitto verso scuola, scendere davanti agli ulivi per poi arrivare in classe con il sorriso, per il fatto di rivedere ogni giorno i miei compagni, che, giorno dopo giorno, in questo anno e mezzo, sono diventati sempre di più come una famiglia per me e ridere con loro. Le risate. Se ci ripenso posso ancora sentirle nella mia mente, le loro risate, ed udire il suono della mia voce che si mescola con quelle dei miei amici riempiendo l’aula della nostra amata classe. 

Ricordo ancora il primo giorno di scuola del secondo anno. Ricordo gli abbracci e i baci sulle guance, gesti che da fuori sembrano così scontati ma che hanno un valore incredibile e che, ripensandoci ora vorrei che fossero durati di più. In questo periodo, in cui ho dovuto fare a meno di tutto ciò, trascorro ovviamente molto tempo in casa e spesso mi ritrovo a pensare, a riflettere: la mia routine quotidiana è molto cambiata.

Per fortuna, ho sempre avuto un buon rapporto con i miei genitori e mia sorella, sto bene con loro, mi fanno sempre ridere e papà ultimamente sta cucinando moltissimo, specialmente le pizze, che sa che adoro! La mattina mi sveglio alle 8:00 per iniziare la giornata con le videolezioni online. Per un certo verso sono pesanti, poiché trascorrere così tanto tempo davanti ad uno schermo non è molto piacevole, ma ascoltare le voci familiari dei professori e dei miei compagni mi aiuta molto in questo momento difficile. 

Devo ammettere, però, che ho molto più tempo per me stessa. Quando ancora andavo a scuola e a pallavolo, le mie giornate erano molto impegnative e, oltre ai vari compiti che avevo da fare o avvantaggiare, mi allenavo tre volte e giocavo circa tre partite a settimana. Ora, invece, posso rilassarmi guardando serie TV, film, leggendo libri e prendendo il sole durante le giornate molto calde, nonostante non sia ancora estate. Sto cercando, inoltre, di mangiare in modo più sano e di fare degli esercizi per il mio fisico. Nei pomeriggi sto spesso nel giardino di casa mia. Fuori abbiamo due dondoli e dei divanetti molto comodi e di solito mi siedo lì a leggere e a fantasticare sulle storie delle protagoniste dei miei libri preferiti, chiedendomi se anche io avrò mai una storia d’amore contorta e complicata come quella di Catherine Earnshaw in "Cime tempestose" di Emily Brontë o con un finale da ‘‘e vissero per sempre felici e contenti’’. 

Ci sono molti suoni che provengono dall’ambiente che mi circonda e che fanno scaturire in me vari pensieri o sensazioni. Le pagine dei libri, ad esempio: il rumore della carta che scorre tra le dita o, quasi come accarezzati dal vento, i fogli di un quaderno che si spargono ovunque trasportati dall’aria fresca, ma quasi violenta. Le voci dei bambini, inoltre: mi capita spesso di sentirle, di ascoltare i loro pianti, ma anche le loro risate e penso sempre che non ci sia suono più bello al mondo. Li vedo di solito con le loro biciclette che scorrazzano per il giardino di casa di fronte al mio mentre la loro mamma porta a spasso la bambina più piccola con la carrozzina, facendo avanti e indietro e fondendo il rumore delle ruote che cigolano con quello dei sassolini della strada e dei suoi passi stanchi e pesanti. 

Ogni tanto, poi, vedo passare delle automobili: non sono molte, ma vanno troppo veloci e il rumore delle ruote sulla strada è quasi assordante tanto da sovrastare il cigolio del mio piccolo dondolo marrone. 

Quando ho voglia di camminare passeggio lungo la via della mia casa e ammiro quelle del vicinato, ascolto le voci spezzate delle famiglie costrette a restare nella loro dimora: dei più piccoli che piangono lacrime amare e disperate perché vorrebbero andare al parco a giocare; degli anziani che non vedono i loro nipoti da troppo tempo ormai; della gente che cerca di comunicare dalle finestre; odo anche l’inquieto abbaiare dei cani che sovrasta il sereno e radioso cinguettio degli uccellini negli alberi, le cui foglie, con un leggiadro movimento, si muovono da una parte all’altra trasportate dalla brezza primaverile e il vento, che le accompagna, suscita sulla pelle un brivido di vita. 

Mi capita spesso anche di sentire la musica provenire da diverse abitazioni accanto a casa mia. Mi piace ascoltarla, è quasi come un suono lieve e dolce che accompagna le mie giornate ormai vuote e monotone. Grazie a quelle canzoni posso ascoltare parole mai pronunciate, ma che avresti voluto dire, parole d’odio, d’amore, oppure di sofferenza, di speranza. 

Ed è proprio questo che la gente sta facendo ora: sta sperando. Sperando in una vita migliore e in un futuro certo; due cose che purtroppo, per adesso, non si possono promettere a nessuno. Io ho imparato ad ascoltare i suoni, i rumori e non solo quelli udibili dall’esterno della mia casa e ho capito che il potere di un suono può sovrastare quello di qualsiasi altro pensiero.

 

THE POWER OF A SOUND

In these last few months, the days seem to never end, they seem to be nerve-wracking and they seem to take the strength away from each one of us. Until recently, when the situation due to the Coronavirus was not yet so serious, I did not realize the things I had, the people who were close to me. I don’t think there’s a more appropriate phrase in this period than Theodor Seuss’s saying that "sometimes you’ll never know the value of a moment until it becomes a memory. And that’s absolutely true. No matter how much one tries to fully enjoy the present, it will fly away in a flash. Maybe that’s also why I love taking pictures. The images taken represent parts of our lives where we have experienced indescribable emotions that remain imprinted on us like a tattoo on our skin. I really miss my previous life and talking in this way seems to have passed an infinite amount of time... I miss waking up at 6:30 a.m. to get everything ready, arrive as always late at the bus stop, listen to music on the way to school, get off in front of the olive trees and then arrive in class with a smile, because I see my classmates every day, day after day, in this year and a half, they have become more and more like a family for me and laugh with them. The laughter. When I think back I can still hear them in my mind, their laughter, and hear the sound of my voice mixing with those of my friends filling the classroom of our beloved class.

I still remember the first day of sophomore year. I remember the hugs and kisses on the cheeks, gestures that seem so obvious from the outside but that have an incredible value and, thinking back now, I wish they had lasted longer. In this period, when I had to do without all this, I obviously spend a lot of time at home and I often find myself thinking, reflecting: my daily routine has changed a lot.

Luckily, I’ve always had a good relationship with my parents and my sister, I feel good with them, they always make me laugh and Daddy is cooking a lot lately, especially pizzas, which he knows I love! In the morning I wake up at 8:00 a.m. to start the day with online video tutorials. In a way they are heavy, because spending so much time in front of a screen is not very pleasant, but listening to the familiar voices of the teachers and my classmates helps me a lot in this difficult time.

I must admit, however, that I have much more time for myself. When I was still going to school and volleyball, my days were very busy and, in addition to the various tasks I had to do or benefit from, I trained three times and played about three games a week. Now, however, I can relax watching TV series, movies, reading books and sunbathing on very hot days, even though it is not yet summer. I am also trying to eat healthier and do some exercises for my body. In the afternoons I often stay in the garden of my house. Outside we have two swings and some very comfortable sofas and I usually sit there reading and fantasizing about the stories of the protagonists of my favorite books, wondering if I’ll ever have a twisted and complicated love story like Catherine Earnshaw’s in Emily Brontë’s "Wuthering Heights" or with a ‘‘and lived happily ever after’’ ending.

There are many sounds that come from the environment that surrounds me and that give rise to various thoughts or sensations in me. The pages of books, for example: the noise of paper flowing between my fingers or, almost as if caressed by the wind, the sheets of a notebook spreading everywhere carried by the fresh but almost violent air. The voices of children, moreover: I often hear them, I hear their cries, but also their laughter and I always think that there is no more beautiful sound in the world. I usually see them with their bicycles running around the garden in front of mine while their mother walks the little girl with the pram, going back and forth and merging the sound of the squeaking wheels with that of the pebbles in the street and her tired and heavy footsteps.

Every now and then I see cars passing by: they are not many, but they go too fast and the noise of the wheels on the road is almost deafening enough to overwhelm the squeaking of my little brown rocking car.

When I feel like walking along the street of my house and admire those of the neighborhood, I listen to the broken voices of families forced to stay in their homes: of the little ones crying bitter and desperate tears because they would like to go to the park to play; of the elderly who have not seen their grandchildren for too long now; of the people trying to communicate from the windows; I also hear the restless barking of the dogs that overlook the serene and radiant chirping of the birds in the trees, whose leaves, with a graceful movement, move from one side to the other carried by the spring breeze and the wind, which accompanies them, arouses on the skin a shiver of life.

I also often hear music coming from different houses next to my house. I like to listen to it; it is almost like a light and sweet sound that accompanies my empty and monotonous days. Thanks to those songs I can listen to words never spoken, but that you would have liked to say, words of hate, of love, or of suffering, of hope.

And this is exactly what people are doing now: they are hoping. Hoping for a better life and a certain future; two things that unfortunately, for now, cannot be promised to anyone. I have learned to listen to sounds, noises and not only those audible from outside my home and I have understood that the power of a sound can outweigh that of any other thought.

 

DIE MACHT EINES KLANGES

In diesen letzten Monaten scheinen die Tage nie zu enden, sie scheinen nervenaufreibend zu sein, und sie scheinen jedem von uns die Kraft zu nehmen. Bis vor kurzem, als die Situation aufgrund des Coronavirus noch nicht so ernst war, war mir nicht klar, was ich hatte, welche Menschen mir nahe standen. Ich glaube nicht, dass es in dieser Zeit einen passenderen Satz gibt als den von Theodor Seuss, der sagt: „Manchmal erkennt man den Wert eines Augenblicks erst dann, wenn er zur Erinnerung wird.“ Und das ist absolut wahr. Ganz gleich, wie sehr man versucht, die Gegenwart in vollen Zügen zu genießen, sie wird blitzschnell verfliegen.

Vielleicht ist das auch der Grund, warum ich so gerne fotografiere. Die aufgenommenen Bilder repräsentieren Teile unseres Lebens, in denen wir unbeschreibliche Emotionen erlebt haben, die uns wie eine Tätowierung auf der Haut eingeprägt bleiben. Ich vermisse mein früheres Leben wirklich, und wenn ich so rede, scheint unendlich viel Zeit vergangen zu sein...

Ich vermisse es, um 6.30 Uhr aufzustehen, alles vorzubereiten, um wie immer zu spät an der Bushaltestelle anzukommen, auf dem Weg zur Schule Musik zu hören, vor den Olivenbäumen auszusteigen und dann mit einem Lächeln in die Klasse zu kommen, denn ich sehe meine Klassenkameraden jeden Tag, Tag für Tag, in diesen anderthalb Jahren sind sie für mich immer mehr wie eine Familie geworden und ich lache mit ihnen. Das Lachen. Wenn ich zurückdenke, höre ich es noch immer in meinem Kopf, ihr Lachen, und höre, wie sich der Klang meiner Stimme mit dem meiner Freunde vermischt, die den Klassenraum unserer geliebten Klasse füllen.

Ich erinnere mich noch gut an den ersten Tag des zweiten Studienjahres. Ich erinnere mich an die Umarmungen und Küsse auf die Wangen, Gesten, die von außen so offensichtlich erscheinen, die aber einen unglaublichen Wert haben, und wenn ich jetzt zurückdenke, wünschte ich, sie hätten länger gedauert. In dieser Zeit, in der ich auf all das verzichten musste, verbringe ich offensichtlich viel Zeit zu Hause, und ich denke oft nach und denke: Mein Tagesablauf hat sich sehr verändert.

Zum Glück hatte ich immer ein gutes Verhältnis zu meinen Eltern und meiner Schwester, ich fühle mich wohl bei ihnen, sie bringen mich immer zum Lachen und Papa kocht in letzter Zeit viel, vor allem Pizzas, von denen er weiß, dass ich sie liebe! Morgens wache ich um 8:00 Uhr auf, um den Tag mit Online-Video-Tutorials zu beginnen. In gewisser Weise sind sie schwer, denn so viel Zeit vor dem Bildschirm zu verbringen ist nicht sehr angenehm, aber die vertrauten Stimmen der Lehrer und meiner Klassenkameraden zu hören, hilft mir in dieser schwierigen Zeit sehr.

Ich muss allerdings zugeben, dass ich viel mehr Zeit für mich selbst habe. Als ich noch zur Schule ging und Volleyball spielte, waren meine Tage sehr arbeitsreich, und zusätzlich zu den verschiedenen Aufgaben, die ich erledigen musste oder von denen ich profitierte, trainierte ich dreimal und spielte etwa drei Spiele pro Woche. Jetzt kann ich mich jedoch entspannen, indem ich Fernsehserien und Filme sehe, Bücher lese und an sehr heißen Tagen ein Sonnenbad nehme, auch wenn es noch nicht Sommer ist. Ich versuche auch, mich gesünder zu ernähren und einige Übungen für meinen Körper zu machen. Nachmittags halte ich mich oft im Garten meines Hauses auf. Draußen haben wir zwei Schaukeln und einige sehr bequeme Sofas, und ich sitze gewöhnlich da und lese und fantasiere über die Geschichten der Protagonisten meiner Lieblingsbücher und frage mich, ob auch ich eine so verdrehte und komplizierte Liebesgeschichte wie die von Catherine Earnshaw in Emily Brontës „Sturmhöhe" haben werde oder eine mit einem „und sie lebten glücklich und zufrieden"-Ende.

Es gibt viele Geräusche, die aus meiner Umgebung kommen und die in mir verschiedene Gedanken oder Empfindungen hervorrufen. Die Seiten eines Buches zum Beispiel: das Geräusch des Papiers, das zwischen meinen Fingern fließt, oder, fast wie vom Wind gestreichelt, die Blätter eines Notizbuches, die sich, getragen von der frischen, aber fast gewalttätigen Luft, überall ausbreiten. Außerdem die Stimmen der Kinder: Ich höre sie oft, ich höre ihre Schreie, aber auch ihr Lachen, und ich denke immer, dass es keinen schöneren Klang auf der Welt gibt. Gewöhnlich sehe ich sie mit ihren Fahrrädern vor meinem Garten herumfahren, während ihre Mutter mit dem kleinen Mädchen mit dem Kinderwagen hin- und herfährt und das Geräusch der quietschenden Räder mit dem der Kieselsteine auf der Straße und ihren müden und schweren Schritten vermischt.

Ab und zu sehe ich Autos vorbeifahren: Es sind nicht viele, aber sie fahren zu schnell, und der Lärm der Räder auf der Straße ist fast ohrenbetäubend genug, um das Quietschen meines kleinen braunen Schaukelautos zu übertönen.

Wenn ich Lust habe, die Straße meines Hauses entlangzugehen und die der Nachbarschaft zu bewundern, höre ich die zerstückelten Stimmen der Familien, die gezwungen sind, in ihren Häusern zu bleiben: von den Kleinen, die bittere und verzweifelte Tränen weinen, weil sie zum Spielen in den Park gehen möchten; von den Älteren, die ihre Enkelkinder schon zu lange nicht mehr gesehen haben; von den Menschen, die versuchen, von den Fenstern aus zu kommunizieren; ich höre auch das unruhige Bellen der Hunde, das das heitere und strahlende Zwitschern der Vögel in den Bäumen überlagert, deren Blätter sich mit einer anmutigen Bewegung von einer Seite zur anderen bewegen, getragen von der Frühlingsbrise, und der Wind, der sie begleitet, verursacht auf der Haut einen Schauer des Lebens.

Ich höre auch oft Musik, die aus verschiedenen Häusern neben meinem Haus kommt. Ich höre sie gerne, sie ist fast wie ein leichter und süßer Klang, der meine leeren und eintönigen Tage begleitet. Dank dieser Lieder kann ich Worte hören, die nie gesprochen wurden, die du aber gerne gesagt hättest, Worte des Hasses, der Liebe oder des Leidens, der Hoffnung.

Und genau das ist es, was die Menschen jetzt tun: Sie hoffen. Die Hoffnung auf ein besseres Leben und eine gewisse Zukunft; zwei Dinge, die leider vorerst niemandem versprochen werden können. Ich habe gelernt, auf Klänge, Geräusche und nicht nur auf solche zu hören, die von außerhalb meines Hauses zu hören sind, und ich habe verstanden, dass die Kraft eines Klanges die jedes anderen Gedankens überwiegen kann.

 

LA PUISSANCE DU SON

Ces derniers mois, les journées semblent ne jamais se terminer, elles semblent être éprouvantes pour les nerfs et elles semblent enlever la force à chacun d’entre nous. Jusqu’à récemment, lorsque la situation due au Coronavirus n’était pas encore si grave, je ne réalisais pas les choses que j’avais, les gens qui étaient à côté de moi. Je pense qu’il n’y a pas de phrase plus appropriée pour cette période que celle de Theodor Seuss qui dit que « parfois, on ne reconnaît la valeur d’un moment que lorsqu’il devient un souvenir. » Et c’est absolument vrai. Peu importe à quel point une personne essaie de profiter du présent, il s’envolera en un clin d’œil. C’est peut-être aussi pour cela que j’aime prendre des photos. Les images prises représentent des parties de notre vie où nous avons vécu des émotions indescriptibles qui restent imprimées sur nous comme un tatouage sur la peau. Ma vie précédente me manque vraiment et parler de cette manière semble être une éternité... Cela me manque de me réveiller à 6h30 du matin pour me préparer, d’arriver comme toujours en retard à l’arrêt de bus, d’écouter de la musique sur le chemin de l’école, de descendre devant les oliviers et d’arriver en classe avec le sourire, parce que je vois mes camarades de classe tous les jours, jour après jour, en cette année et demie, ils sont devenus de plus en plus comme une famille pour moi et rient avec eux. Le rire. Quand je repense à tout cela, je peux encore les entendre dans mon esprit, leurs rires, et entendre le son de ma voix se mêler à ceux de mes amis qui remplissent la salle de classe de notre classe bien-aimée.

Je me souviens encore du premier jour de la deuxième année. Je me souviens des embrassades et des baisers sur les joues, des gestes qui semblent si évidents de l’extérieur mais qui ont une valeur incroyable et, en y repensant maintenant, j’aurais aimé qu’ils durent plus longtemps. Dans cette période, où j’ai dû me passer de tout cela, je passe évidemment beaucoup de temps à la maison et je me retrouve souvent à penser, à réfléchir : ma routine quotidienne a beaucoup changé.

Heureusement, j’ai toujours eu une bonne relation avec mes parents et ma sœur, je me sens bien avec eux, ils me font toujours rire et papa cuisine beaucoup ces derniers temps, surtout des pizzas, qu’il sait que j’adore ! Le matin, je me réveille à 8 heures pour commencer la journée avec des tutoriels vidéo en ligne. D’une certaine manière, ils sont lourds, car passer autant de temps devant un écran n’est pas très agréable, mais écouter les voix familières des professeurs et de mes camarades de classe m’aide beaucoup dans cette période difficile.

Je dois cependant admettre que j’ai beaucoup plus de temps pour moi. Lorsque j’allais encore à l’école et au volley-ball, mes journées étaient très chargées et, en plus des diverses tâches que j’avais à faire ou dont je bénéficiais, je m’entraînais trois fois et jouais environ trois matchs par semaine. Mais maintenant, je peux me détendre en regardant des séries télévisées, des films, en lisant des livres et en prenant un bain de soleil les jours de grande chaleur, même si ce n’est pas encore l’été. J’essaie aussi de manger plus sainement et de faire des exercices pour mon corps. L’après-midi, je reste souvent dans le jardin de ma maison. Dehors, nous avons deux balançoires et des canapés très confortables et j’ai l’habitude de m’asseoir là pour lire et fantasmer sur les histoires des protagonistes de mes livres préférés, en me demandant si j’aurai un jour une histoire d’amour tordue et compliquée comme celle de Catherine Earnshaw dans « Wuthering Heights » d’Emily Brontë ou avec une fin « et il vécurent heureux pour l’éternité ».

Il y a beaucoup de sons qui proviennent de l’environnement autour de moi et qui donnent lieu à diverses pensées ou sentiments. Les pages des livres, par exemple : le bruit du papier qui coule entre mes doigts ou, presque comme caressées par le vent, les feuilles d’un carnet qui se répandent partout portées par l’air frais mais presque violent. Les voix des enfants, d’ailleurs : je les entends souvent, j’entends leurs cris, mais aussi leurs rires et je pense toujours qu’il n’y a pas de plus beau son au monde. Je les vois généralement avec leurs vélos courir dans le jardin devant le mien pendant que leur mère promène la petite fille avec le landau, faisant des allers et retours et fusionnant le bruit des roues qui grincent avec celui des cailloux dans la rue et de ses pas fatigués et lourds.

De temps en temps, je vois passer des voitures : elles ne sont pas nombreuses, mais elles vont trop vite et le bruit des roues sur la route est presque assez assourdissant pour écraser le grincement de ma petite voiture marron à bascule.

Quand j’ai envie de marcher dans la rue de ma maison et d’admirer celles du quartier, j’écoute les voix brisées des familles contraintes de rester chez elles : des petits qui pleurent des larmes amères et désespérées parce qu’ils voudraient aller jouer au parc ; des personnes âgées qui n’ont pas vu leurs petits-enfants depuis trop longtemps ; des personnes qui essaient de communiquer par les fenêtres ; j’entends aussi les aboiements agités des chiens qui surplombent le gazouillis serein et radieux des oiseaux dans les arbres, dont les feuilles, animées d’un mouvement gracieux, passent d’un côté à l’autre portées par la brise printanière et le vent, qui les accompagne, suscite sur la peau un frisson de vie.

J’entends aussi souvent de la musique provenant de différentes maisons à côté de la mienne. J’aime l’écouter, c’est presque comme un son léger et doux qui accompagne mes journées vides et monotones. Grâce à ces chansons, je peux écouter des mots jamais prononcés, mais que vous auriez aimé dire, des mots de haine, d’amour, ou de souffrance, d’espoir.

Et c’est exactement ce que les gens font maintenant : ils espèrent. L’espoir d’une vie meilleure et d’un certain avenir ; deux choses qui, malheureusement, pour l’instant, ne peuvent être promises à personne. J’ai appris à écouter les sons, les bruits et pas seulement ceux qui sont audibles de l’extérieur de ma maison et j’ai compris que la puissance d’un son peut dépasser celle de toute autre pensée.

 

EL PODER DEL SONIDO

En estos últimos meses los días parecen no terminar nunca, parecen ser angustiosos y parecen quitarnos la fuerza a cada uno de nosotros. Hasta hace poco, cuando la situación por el Coronavirus no era tan grave, no me daba cuenta de las cosas que tenía, las personas que estaban a mi lado. No creo que haya una frase más apropiada en este período que la de Theodor Seuss que dice que "a veces sólo se reconoce el valor de un momento cuando se convierte en un recuerdo". Y es absolutamente cierto. No importa cuánto una persona intente disfrutar del presente, éste se irá volando en un instante. Tal vez también es por eso que me encanta tomar fotos. Las imágenes tomadas representan partes de nuestras vidas en las que hemos experimentado emociones indescriptibles que permanecen impresas en nosotros como un tatuaje en nuestra piel. Echo mucho de menos mi vida anterior y hablar así parece que ha pasado un tiempo interminable... Echo de menos levantarme a las 6:30 de la mañana para prepararme, llegar como siempre tarde a la parada del autobús, escuchar música de camino a la escuela, bajarme delante de los olivos y luego llegar a clase con una sonrisa, porque veo a mis compañeros de clase todos los días, día tras día, en este año y medio, se han convertido cada vez más en una familia para mí y reírme con ellos. La risa. Cuando pienso en el pasado, todavía puedo oírlos en mi mente, sus risas, y oír el sonido de mi voz mezclándose con las de mis amigos que llenan el aula de nuestra querida clase.

Todavía recuerdo el primer día del segundo año. Recuerdo los abrazos y besos en las mejillas, gestos que parecen tan obvios desde fuera pero que tienen un valor increíble y, pensando ahora, desearía que hubieran durado más tiempo. En este período, en el que tuve que prescindir de todo esto, obviamente paso mucho tiempo en casa y a menudo me encuentro pensando, reflexionando: mi rutina diaria ha cambiado mucho.

Por suerte, siempre he tenido una buena relación con mis padres y mi hermana, me siento bien con ellos, siempre me hacen reír y papá está cocinando mucho últimamente, especialmente pizzas, ¡que sabe que me encantan! Por la mañana me levanto a las 8:00 a.m. para empezar el día con videos tutoriales en línea. En cierto modo son pesados, porque pasar tanto tiempo frente a una pantalla no es muy agradable, pero escuchar las voces familiares de los profesores y de mis compañeros me ayuda mucho en este momento difícil.

Debo admitir, sin embargo, que tengo mucho más tiempo para mí. Cuando todavía iba a la escuela y al voleibol, mis días eran muy ocupados y, además de las diversas tareas que tenía que hacer o de las que me beneficiaba, entrenaba tres veces y jugaba unos tres partidos a la semana. Ahora, sin embargo, puedo relajarme viendo series de televisión, películas, leyendo libros y tomando el sol en días muy calurosos, aunque todavía no sea verano. También estoy tratando de comer más sano y hacer algunos ejercicios para mi cuerpo. Por las tardes me quedo a menudo en el jardín de mi casa. Afuera tenemos dos columpios y algunos sofás muy cómodos y suelo sentarme allí leyendo y fantaseando sobre las historias de los protagonistas de mis libros favoritos, preguntándome si alguna vez tendré una retorcida y complicada historia de amor como la de Catherine Earnshaw en "Cumbres borrascosas" de Emily Brontë o con un final de "y vivieron felices para siempre".

Hay muchos sonidos que provienen del entorno que me rodea y que dan lugar a diversos pensamientos o sensaciones en mí. Las páginas de los libros, por ejemplo: el ruido del papel que fluye entre mis dedos o, casi como acariciado por el viento, las hojas de un cuaderno que se extienden por todas partes llevadas por el aire fresco pero casi violento. Las voces de los niños, además: a menudo las oigo, oigo sus gritos, pero también sus risas y siempre pienso que no hay un sonido más hermoso en el mundo. Normalmente los veo con sus bicicletas corriendo por el jardín frente al mío mientras su madre pasea a la niña con el cochecito, yendo y viniendo y fusionando el sonido de las ruedas chirriantes con el de los guijarros de la calle y sus pasos cansados y pesados.

De vez en cuando veo coches que pasan: no son muchos, pero van demasiado rápido y el ruido de las ruedas en la carretera es casi tan ensordecedor como para abrumar el chirrido de mi pequeño coche mecedor marrón.

Cuando tengo ganas de caminar por la calle de mi casa y admiro a los del vecindario, escucho las voces rotas de las familias obligadas a quedarse en sus casas: de los pequeños que lloran amargamente y con lágrimas desesperadas porque les gustaría ir al parque a jugar; de los ancianos que hace ya demasiado tiempo que no ven a sus nietos; de las personas que intentan comunicarse desde las ventanas; oigo también el ladrido inquieto de los perros que se asoman al sereno y radiante canto de los pájaros de los árboles, cuyas hojas, con un grácil movimiento, se mueven de un lado a otro llevadas por la brisa primaveral y el viento, que las acompaña, despierta en la piel un escalofrío de vida.

También escucho a menudo música que viene de diferentes casas cercanas a la mía. Me gusta escucharlo, es casi como un sonido ligero y dulce que acompaña mis días vacíos y monótonos. Gracias a esas canciones puedo escuchar palabras que nunca se han dicho, pero que a ti te hubiera gustado decir, palabras de odio, de amor, o de sufrimiento, de esperanza.

Y esto es exactamente lo que la gente está haciendo ahora: están esperando. La esperanza de una vida mejor y de un cierto futuro; dos cosas que desgraciadamente, por ahora, no se pueden prometer a nadie. He aprendido a escuchar los sonidos, los ruidos y no sólo los que se oyen desde fuera de mi casa y he comprendido que el poder de un sonido puede superar el de cualquier otro pensamiento.