Katharina Ortner
Gisela-Gymnasium, München/Germany (2002) on 2020-06-24

Your article was very fresh and new in style, vulnerable and raw in the story it told! You wrapped your thoughts in beautiful words and it was very fun unpacking the sentiments you shared with us, although sometimes needing a bit of concentration with all the metaphors and pictures. Reading it I felt very serene and calm, hopeful even, because you conjured up the image of the sea, which also brings me a sense of tranquility, so well it was as if it was right beside me! I’d love to read more such story-like articles!

Fenice di acqua
by Elena Fraudatario (2004) Liceo Sesto Properzio, Assisi/Italy on 2020-06-22



The following article was originally written in Italian, during the Corona lockdown. To read the translations in English, German, French or Spanish, please, scroll down. 

The young lady from Assisi would be very happy to receive your comments. If you are a trait d’union editor, you may use the comment and discussion function next to the article. Otherwise you can send your comment to contributions@traitdunion.online. There you can also send your own ideas and contributions to this frame topic: "Corona - when disaster strikes in our lives: what young people think about the pandemic and its consequences." You can find suggestions on topics and forms of presentation here. If you discover passages in the translations for which you have found a better formulation, you are also welcome to send your suggestion to contributions@traitdunion.online. Thanks in advance!

 

Fenice d’acqua

Prima non ci facevo caso; ero sempre impegnata a scavare profonde buche nella sabbia, con l’entusiasmo e la viva speranza di veder spuntare fuori un rivolo d’acqua da una di queste, all’improvviso. Tuttavia, all’inizio, essendo da sola, scavavo fino ad un massimo di cinquanta centimetri di profondità, poi mi arrendevo, con la delusione di non aver trovato l’acqua. Un giorno, però, conobbi alcuni bambini della mia età, che mi aiutarono a scavare una buca molto profonda, e quando finalmente trovammo la tanto agognata acqua, saltammo e gridammo di gioia per molti minuti. 

Oggi ripenso a questo aneddoto della mia infanzia, che d’un tratto mi pare come la dimostrazione che da sola non ce l’avrei mai fatta, e, come in questa, in tutte le cose. Da piccola ero molto più chiusa di adesso: schiva, scontrosa... perché molte persone se ne sono andate dalla mia vita; ma altre sono arrivate, e ora so che entrambe mi stanno facendo crescere. 

In quegli anni non sapevo come affrontare situazioni di questo tipo, mi sentivo sola e sono sempre stata troppo orgogliosa per chiedere alle persone di prendere una pala e sforzarsi a scavare, per aiutarmi a trovare l’“acqua” che è in me; ho continuato a vagare nel buio dei miei cinquanta centimetri, con dei paraocchi ingombranti, ma impercettibili per me. Qualcuno li ha notati, e mi ha sussurrato che bastava voltarsi un attimo per essere felice; una voce nel vento. 

Lo stupore più grande è stato quando mi sono girata, e ho visto il mare. Ho capito che quella era la fonte dell’acqua che cercavo dentro di me, tanto grande da non farci caso. Il sale ha dato sapore alle mie giornate e tolto amarezza alle mie lacrime. Da quel giorno ho iniziato ad osservare il mare, e ad ascoltare lui e tutto ciò che lo circonda. All’inizio ero spaventata, perché era troppo grande per contenerlo in uno sguardo; ho sempre avuto la paura dell’ignoto e il mare mi confondeva, il rumore delle onde era subdolo e mi faceva sentire come se annegassi. Provavo la stessa angoscia che oggi provano i malati negli ospedali, dove respirano a stento e hanno sempre paura di quello che credono possa essere il loro ultimo respiro. Pur non essendo malata e standomene comoda in casa, sento la stessa oppressione di quel tempo; indirizzare le mie emozioni verso una visione positiva delle cose mi è difficile, soprattutto in questo periodo, perché, proprio prima che l’emergenza Coronavirus ci costringesse alla quarantena, stavo imparando ad essere felice. 

Sono un po’ come una fenice: forte abbastanza per rialzarmi ogni volta, ma la mia rinascita non parte dalle ceneri, è la sabbia che mi fa da culla, e il vento e il mare da sonagli. Crescendo, il mare ha assunto un significato positivo per me: adesso è l’unica cosa che riesce a calmarmi quando già, apparentemente lo sono, agli occhi delle persone. Questo elemento naturale mi trasmette tranquillità e sicurezza, perché è sempre lì, una presenza costante, e mi piace pensare che sia lì per aspettarmi, soprattutto al tramonto, che è il momento della giornata che io preferisco. Io e lui siamo protagonisti di una conversazione, che in realtà mi permette di parlare con me stessa seguendo una via diretta per trovare i miei punti deboli, che voglio fortificare. 

Assocerei, quindi, questa distesa azzurra, che è la metafora della mia vita, al girasole di Montale; se impariamo a nuotare, il mare ci permette di tornare verso l’alto, in superficie, senza annegare. Questo “posto” forse è l’unico che, a maggior ragione in questo momento di solitudine e riflessione, appagherebbe i miei sentimenti tanto quanto il simbolo del girasole farebbe per Montale. 

Durante l’anno vado al mare ogni volta che mi è possibile, anche se, vivendo in Umbria, è molto difficile. Si sa che l’attesa aumenta il desiderio, e non appena metto piede in Basilicata, la Terra in cui sono cresciuta, la prima visita è sempre al mio Mare, che ha fatto da spettatore e, allo stesso tempo, da attore, nelle scene più belle della mia commedia. Le sere passate mangiando la pizza sulla spiaggia, e il suo profumo misto a quello salmastro del sale; i pranzi nella pineta vicina, insieme ad amici e parenti; i pomeriggi sotto il sole e le lunghe passeggiate con le scaglie, non lontane, palpitanti tra fronde.

Mi divertivo a fare domande al mare, e subito dopo ascoltavo la risposta appoggiando una conchiglia all’orecchio. L’abbraccio di cui ho più bisogno, al momento, è quello delle onde. 

Mi capita di andarci in inverno, quando torno dai parenti per le vacanze di Natale, o a Pasqua, quando sta per iniziare la mia stagione preferita: la primavera. A dicembre il gelo mi taglia la faccia, ma non sento il freddo, perché il mare mi fa da cappotto! Come il girasole, ha la capacità di donare se stesso, senza chiedere niente in cambio: è un affetto incondizionato, come dovrebbe essere l’affetto in tutte le circostanze. Molto spesso capita che le persone smettano di voler bene solo perché non vengono ricambiate; a me capita solo quando non voglio più soffrire per qualcuno, ma ogni volta che ho voluto veramente bene, non ho mai smesso di farlo, anche se non ricambiata. Forse ho dovuto tenermi questo affetto per me, perché non ho potuto dimostrarlo come avrei voluto; forse alcune volte è svanito, perché in eccesso, ma queste non sono cose che si decidono. Non sono in grado di elargire dolcezza come si usa fare oggi tra i miei coetanei, con le parole. Anche per questo sto così bene al mare, nonostante non parli la mia lingua. All’inizio di quest’anno ho scritto che la poesia mi capisce senza che io debba spiegare nulla, perché mi conosce già, non mi fa domande, non mi opprime e non mi giudica. Posso sostituire il soggetto della frase precedente con il mare, perché sono la stessa cosa per me.

Il girasole elevava Montale verso l’alto, e gli mostrava la verità, mentre la mia acqua mi fa viaggiare orizzontalmente, all’infinito, e mi mostra le innumerevoli possibilità e alternative che aspettano solo me, se sarò disposta a nuotare: anche questa è verità, però la trovo qui sulla terra, non verso l’alto. Gli indizi nascosti di verità sono evidenziati dagli spiragli di luce che il sole riflette sull’acqua, e non c’è bisogno di un miracolo per trovarla. Infatti il mare mi mette anche alla prova, mostrandomi le sfide che ho davanti, per vedere se ho il coraggio di partire, e se non ce l’ho, mi incita a cercarlo: ho imparato che aspettando, le cose non cambiano. All’inizio me la prendevo con lui, perché certe volte la realtà non è facile da affrontare, ma ho capito che quello non era il giusto spirito. Sto provando a tenere bene a mente tutti questi insegnamenti per non perdermi di nuovo, ma la verità è che mi manca tanto il mio amico, probabilmente anche più delle persone più importanti, che comunque non vedo l’ora di vedere. Sarebbe stato più semplice affrontare lo stress di fine anno, se a Pasqua avessi potuto andare in Basilicata, con la mia famiglia, e nel mio posto preferito, per un saluto, in cerca di refrigerio. Non è stato possibile, e credo che sarà così ancora a luglio o agosto, quando anche la luce del sole contribuisce a ricaricarmi, come ogni estate. Il ricordo è un’arma potente, sia nel bene sia nel male, perciò devo ricorrere a questo per pensare positivo, senza farmi influenzare da questa situazione che è senza dubbio molto più grande di me.

Chissà se tutte le persone che adesso stanno male, e non possono avere un parente vicino, o un amico che li sostenga, riescono a sorridere nel ricordo di qualcosa di bello, o questo peggiora il loro stato d’animo. Chissà se chi ha perso i propri cari, i medici, gli infermieri e tutti coloro che stanno contribuendo a fare del bene, nonostante le difficoltà di questo Paese, riescono a riposare, pensando a qualcosa di importante, magari anche apparentemente banale, come il mare. Siamo un po’ tutti delle fenici in questi momenti; io muoio spesso, ma rinasco e mi salvo solo sotto il fuoco del sole, in mezzo alla sabbia, e di fronte ad un’immensa distesa azzurra.

 

Water Phoenix

I didn’t notice it before; I was always busy digging deep holes in the sand, with the enthusiasm and the lively hope of seeing a trickle of water suddenly sprouting out of one of them. However, at first, being alone, I would dig to a maximum depth of fifty centimeters, then I would give up, disappointed that I had not found water. One day, however, I met some children of my age, who helped me dig a very deep hole, and when we finally found the longed-for water, we jumped and cried with joy for many minutes.

Today I think back to this anecdote from my childhood, which suddenly seems to me like a demonstration that I would never have made it alone, and, as in this, in all things. As a child I was much more closed than I am now: shy, grumpy... because many people have left my life; but others have come, and now I know that both are making me grow up.

In those years I didn’t know how to deal with situations like that, I was lonely and I was always too proud to ask people to grab a shovel and dig, to help me find the "water" in me; I kept wandering in the darkness of my fifty centimeters, with bulky but imperceptible blinkers for me. Someone noticed them, and whispered to me that it was enough to turn around for a moment to be happy; a voice in the wind.

The greatest amazement was when I turned around and saw the sea. I realized that that was the source of the water I was looking for inside me, so great that I didn’t notice it. The salt gave flavor to my days and took bitterness away from my tears. From that day on I began to look at the sea, and to listen to him and everything around him. At first, I was frightened, because it was too big to contain it in one look; I was always afraid of the unknown and the sea confused me, the sound of the waves was devious and made me feel as if I were drowning. I felt the same anguish that sick people feel today in hospitals, where they barely breathe and are always afraid of what they believe may be their last breath. Even though I wasn’t sick and still comfortable at home, I felt the same oppression of that time; directing my emotions towards a positive view of things is difficult for me, especially at this time, because just before the Coronavirus emergency forced us into quarantine, I was learning to be happy.

I’m a bit like a phoenix: strong enough to get up every time, but my rebirth doesn’t start from the ashes, it’s the sand that cradles me, and the wind and the sea that rattles me. Growing up, the sea has taken on a positive meaning for me: now it’s the only thing that can calm me when I am already, apparently, in people’s eyes. This natural element gives me tranquility and security, because it is always there, a constant presence, and I like to think that it is there to wait for me, especially at sunset, which is my favorite time of day. He and I are the protagonists of a conversation, which actually allows me to talk to myself following a direct path to find my weak points, which I want to strengthen.

I would therefore associate this blue expanse, which is the metaphor of my life, with the sunflower of Montale; if we learn to swim, the sea allows us to return upwards, to the surface, without drowning. This "place" is perhaps the only one that, all the more so in this moment of solitude and reflection, would satisfy my feelings as much as the sunflower symbol would do for Montale.

During the year I go to the sea whenever I can, even if, living in Umbria, it is very difficult. You know that waiting increases the desire, and as soon as I set foot in Basilicata, the land where I grew up, my first visit is always to my Sea, which was both a spectator and an actor in the most beautiful scenes of my comedy. The evenings spent eating pizza on the beach, and its scent mixed with the salty scent of salt; lunches in the nearby pinewood, together with friends and relatives; afternoons under the sun and long walks with flakes, not far away, throbbing between branches.

I had fun asking questions at the sea, and immediately afterwards I listened to the answer by putting a shell to my ear. The hug I need most at the moment is that of the waves.

I happen to go there in winter, when I return to my relatives for the Christmas holidays, or at Easter, when my favorite season is about to begin: spring. In December the frost cuts my face, but I don’t feel the cold, because the sea is my coat! Like the sunflower, it has the ability to donate itself, without asking anything in return: it is unconditional affection, as affection should be in all circumstances. Very often it happens that people stop loving just because they are not reciprocated; it happens to me only when I don’t want to suffer for someone anymore, but every time I really loved someone, I never stopped loving them, even if I didn’t reciprocate. Maybe I had to keep this affection for myself, because I couldn’t show it the way I would have liked; maybe sometimes it vanished, because it was too much, but these are not things you decide. I am not able to bestow sweetness as is customary among my peers today, with words. That is also why I feel so good at the sea, even though you do not speak my language. At the beginning of this year I wrote that poetry understands me without having to explain anything, because it already knows me, does not ask me questions, does not oppress me and does not judge me. I can replace the subject of the previous sentence with the sea, because they are the same for me.

The sunflower raised Montale upwards, and showed him the truth, while my water makes me travel horizontally, infinitely, and shows me the countless possibilities and alternatives that await only me, if I am willing to swim: this too is truth, but I find it here on earth, not upwards. The hidden clues of truth are highlighted by the glimmers of light that the sun reflects on the water, and you don’t need a miracle to find it. In fact, the sea also puts me to the test, showing me the challenges I face, to see if I have the courage to leave, and if I don’t, it incites me to look for it: I have learned that by waiting, things don’t change. At the beginning I took it out on him, because sometimes reality is not easy to face, but I understood that that was not the right spirit. I’m trying to keep all these teachings in mind so as not to get lost again, but the truth is that I miss my friend so much, probably even more than the most important people, that I can’t wait to see him anyway. It would have been easier to deal with the stress at the end of the year, if at Easter I could have gone to Basilicata, with my family, and to my favorite place, for a goodbye, in search of refreshment. It wasn’t possible, and I think it will be like that again in July or August, when even the sunlight helps to recharge me, like every summer. Memory is a powerful weapon, for better or for worse, so I have to resort to this to think positive, without being influenced by this situation which is undoubtedly much bigger than me.

I wonder if all the people who are sick now, and cannot have a close relative, or a friend to support them, can smile in the memory of something beautiful, or this makes their mood worse. Who knows if those who have lost loved ones, doctors, nurses and all those who are helping to do good, despite the difficulties of this country, can rest, thinking about something important, perhaps even apparently trivial, like the sea? We are all a little bit like phoenixes in these moments; I often die, but I am reborn and save myself only under the fire of the sun, in the middle of the sand, and in front of an immense blue expanse.

 

Phönix des Wassers

Ich habe es vorher nicht bemerkt; ich war immer damit beschäftigt, tiefe Löcher in den Sand zu graben, mit der Begeisterung und der lebhaften Hoffnung, plötzlich ein Rinnsal von Wasser aus einem von ihnen sprießen zu sehen. Zuerst jedoch würde ich allein bis zu einer maximalen Tiefe von fünfzig Zentimetern graben, dann würde ich aufgeben, enttäuscht, dass ich kein Wasser gefunden habe. Eines Tages traf ich jedoch einige Kinder in meinem Alter, die mir halfen, ein sehr tiefes Loch zu graben, und als wir endlich das ersehnte Wasser fanden, sprangen und weinten wir vor Freude viele Minuten lang.

Heute denke ich an diese Anekdote aus meiner Kindheit zurück, die mir plötzlich wie eine Demonstration erscheint, dass ich es alleine nie geschafft hätte, und wie in diesem Fall in allen Dingen. Als Kind war ich viel verschlossener, als ich es jetzt bin: schüchtern, mürrisch... denn viele Menschen haben mein Leben verlassen; aber andere sind gekommen, und jetzt weiß ich, dass beide mich wachsen ließen.

In diesen Jahren wusste ich nicht, wie ich mit solchen Situationen umgehen sollte, ich war einsam, und ich war immer zu stolz, die Leute zu bitten, sich eine Schaufel zu schnappen und zu graben, um mir zu helfen, das "Wasser" in mir zu finden; ich irrte immer wieder in der Dunkelheit meiner fünfzig Zentimeter umher, mit sperrigen, aber für mich nicht wahrnehmbaren Scheuklappen. Jemand bemerkte sie und flüsterte mir zu, dass es genüge, sich für einen Moment umzudrehen, um glücklich zu sein; eine Stimme im Wind.

Das größte Erstaunen war, als ich mich umdrehte und das Meer sah. Mir wurde klar, dass dies die Quelle des Wassers war, nach der ich in mir suchte, so groß, dass ich sie nicht bemerkte. Das Salz gab meinen Tagen Würze und nahm meinen Tränen die Bitterkeit. Von diesem Tag an begann ich, auf das Meer zu schauen und ihm und allem um ihn herum zuzuhören. Zuerst hatte ich Angst, weil es zu groß war, um es mit einem Blick einzudämmen; ich hatte immer Angst vor dem Unbekannten und das Meer verwirrte mich, das Rauschen der Wellen war hinterhältig und gab mir das Gefühl, zu ertrinken. Ich fühlte die gleiche Angst, die Kranke heute in Krankenhäusern empfinden, wo sie kaum atmen und immer Angst vor dem haben, was, ihrer Meinung nach, ihr letzter Atemzug sein könnte. Obwohl ich nicht krank war und mich zu Hause noch immer wohl fühlte, empfand ich die gleiche Unterdrückung wie damals; meine Emotionen auf eine positive Sicht der Dinge zu lenken, ist schwierig für mich, besonders in dieser Zeit, denn kurz bevor der Coronavirus-Notstand uns in Quarantäne zwang, lernte ich, glücklich zu sein.

Ich bin ein bisschen wie ein Phönix: stark genug, um jedes Mal aufzustehen, aber meine Wiedergeburt beginnt nicht aus der Asche, es ist der Sand, der mich wiegt, und der Wind und das Meer, die mich rütteln. Als ich größer wurde, hat das Meer für mich eine positive Bedeutung angenommen: Jetzt ist es das Einzige, was mich beruhigen kann, wenn ich in den Augen der Menschen scheinbar schon bin. Dieses natürliche Element gibt mir Ruhe und Geborgenheit, denn es ist immer da, eine ständige Präsenz, und ich denke gerne, dass es da ist, um auf mich zu warten, besonders bei Sonnenuntergang, meiner liebsten Tageszeit. Es und ich sind die Protagonisten eines Gesprächs, das es mir tatsächlich erlaubt, mit mir selbst zu sprechen und auf direktem Weg meine Schwachpunkte zu finden, die ich stärken möchte.

Deshalb würde ich diese blaue Weite, die die Metapher meines Lebens ist, mit der Sonnenblume von Montale assoziieren; wenn wir schwimmen lernen, erlaubt uns das Meer, nach oben, an die Oberfläche zurückzukehren, ohne zu ertrinken. Dieser "Ort" ist vielleicht der einzige, der meine Gefühle in diesem Moment der Einsamkeit und Besinnung umso mehr befriedigen würde, als das Sonnenblumensymbol für Montale reichen würde.

Während des Jahres fahre ich, wann immer ich kann, ans Meer, auch wenn es sehr schwierig ist, wenn man in Umbrien lebt. Es ist bekannt, dass das Warten die Lust steigert, und sobald ich einen Fuß in die Basilikata setze, das Land, in dem ich aufgewachsen bin, ist mein erster Besuch immer bei meinem Meer, das in den schönsten Szenen meiner Komödie sowohl Zuschauer als auch Schauspieler war. Die Abende verbrachte man damit, am Strand Pizza zu essen, deren Duft sich mit dem Geruch von Salz vermischte; Mittagessen im nahe gelegenen Pinienwald, zusammen mit Freunden und Verwandten; Nachmittage unter der Sonne und lange Spaziergänge mit Flocken, nicht weit entfernt, zwischen den Zweigen pochend.

Ich hatte Spaß daran, dem Meer Fragen zu stellen, und gleich danach hörte ich mir die Antwort an, indem ich mir eine Muschel ans Ohr hielt. Die Umarmung, die ich im Moment am meisten brauche, ist die der Wellen.

Es kommt vor, dass ich im Winter dorthin fahre, wenn ich in den Weihnachtsferien zu meinen Verwandten zurückkehre, oder zu Ostern, wenn meine Lieblingsjahreszeit beginnt: der Frühling. Im Dezember schneidet mir der Frost ins Gesicht, aber ich fühle die Kälte nicht, denn das Meer ist mein Mantel! Wie die Sonnenblume hat es die Fähigkeit, sich selbst zu schenken, ohne eine Gegenleistung zu verlangen: Es handelt sich um bedingungslose Zuneigung, wie Zuneigung unter allen Umständen sein sollte. Sehr oft kommt es vor, dass Menschen aufhören Liebe zu empfinden, nur weil sie nicht erwidert wird; mir passiert das nur, wenn ich nicht mehr für jemanden leiden will, aber jedes Mal, wenn ich jemanden wirklich geliebt habe, habe ich nie aufgehört, ihn zu lieben, auch wenn dies nicht erwidert wurde. Vielleicht musste ich diese Zuneigung für mich behalten, weil ich sie nicht so zeigen konnte, wie ich sie gerne gehabt hätte; vielleicht verschwand sie manchmal, weil sie zu viel war, aber das sind nicht Dinge, die man entscheidet. Ich bin nicht in der Lage, Süßes, wie es heute unter meinen Altersgenossen üblich ist, mit Worten zu vermitteln. Das ist auch der Grund, warum ich mich am Meer so wohl fühle, auch wenn es nicht meine Sprache spricht. Anfang dieses Jahres habe ich geschrieben, dass die Poesie mich versteht, ohne etwas erklären zu müssen, weil sie mich bereits kennt, mir keine Fragen stellt, mich nicht unterdrückt und mich nicht verurteilt. Ich kann das Thema des vorigen Satzes durch das Meer ersetzen, weil es für mich dasselbe ist.

Die Sonnenblume erhob Montale nach oben und zeigte ihm die Wahrheit, während mein Wasser mich horizontal, unendlich weit reisen lässt und mir die unzähligen Möglichkeiten und Alternativen zeigt, die mich nur erwarten, wenn ich bereit bin zu schwimmen: auch das ist Wahrheit, aber ich finde sie hier auf der Erde, nicht nach oben gerichtet. Die verborgenen Hinweise auf die Wahrheit werden durch die Lichtschimmer, die die Sonne auf dem Wasser reflektiert, hervorgehoben, und man braucht kein Wunder, um sie zu finden. Tatsächlich stellt mich das Meer auch auf die Probe und zeigt mir die Herausforderungen, vor denen ich stehe, um zu sehen, ob ich den Mut habe aufzubrechen, und wenn nicht, spornt es mich an, danach zu suchen: Ich habe gelernt, dass sich durch Warten die Dinge nicht ändern. Am Anfang ließ ich es an ihm aus, denn manchmal ist die Realität nicht leicht zu ertragen, aber ich verstand, dass das nicht der richtige Geist war. Ich versuche, all diese Lehren im Gedächtnis zu behalten, um mich nicht wieder zu verlieren, aber die Wahrheit ist, dass ich meinen Freund so sehr vermisse, wahrscheinlich sogar mehr als die wichtigsten Menschen, dass ich es sowieso nicht erwarten kann, ihn zu sehen. Es wäre einfacher gewesen, dem Stress am Jahresende zu begegnen, wenn ich zu Ostern mit meiner Familie in die Basilikata hätte fahren können, um mich mit meiner Familie an meinem Lieblingsort zu verabreden und eine Erfrischung zu suchen. Es war nicht möglich, und ich denke, dass es im Juli oder August wieder soweit sein wird, wenn sogar das Sonnenlicht hilft, mich wieder aufzuladen, wie jeden Sommer. Das Gedächtnis ist eine mächtige Waffe, im Guten wie im Schlechten, und so muss ich darauf zurückgreifen, um positiv zu denken, ohne mich von dieser Situation, die zweifellos viel größer ist als ich, beeinflussen zu lassen.

Ich frage mich, ob all die Menschen, die jetzt krank sind und keinen nahen Verwandten oder Freund haben können, der sie unterstützt, in der Erinnerung an etwas Schönes lächeln können, oder ob dies ihre Stimmung verschlechtert. Wer weiß, ob diejenigen, die geliebte Menschen verloren haben, Ärzte, Krankenschwestern und all jene, die trotz der Schwierigkeiten dieses Landes helfen, Gutes zu tun, sich ausruhen und über etwas Wichtiges, vielleicht sogar scheinbar Nebensächliches wie das Meer nachdenken können. Wir alle sind in diesen Momenten ein wenig wie die Phönixe; ich sterbe oft, aber ich werde wiedergeboren und rette mich nur unter dem Feuer der Sonne, mitten im Sand und vor einer immensen blauen Weite.

 

Le phénix de l’eau

Je ne l’avais pas remarqué avant ; j’étais toujours occupée à creuser des trous profonds dans le sable, avec l’enthousiasme et le vif espoir de voir un filet d’eau jaillir soudainement de l’un d’eux. Cependant, au début, étant seule, je creusais jusqu’à une profondeur maximale de cinquante centimètres, puis j’abandonnais, déçue de ne pas avoir trouvé d’eau. Un jour, cependant, j’ai rencontré des enfants de mon âge, qui m’ont aidé à creuser un trou très profond, et quand nous avons enfin trouvé l’eau tant désirée, nous avons sauté et pleuré de joie pendant de nombreuses minutes.

Aujourd’hui, je repense à cette anecdote de mon enfance, qui me semble soudain être une démonstration que je n’aurais jamais réussie seule, et, comme en cela, en toutes choses. Enfant, j’étais beaucoup plus fermée que je ne le suis maintenant : timide, grincheuse... parce que beaucoup de gens ont quitté ma vie ; mais d’autres sont venus, et maintenant je sais que les deux me font grandir.

Dans ces années-là, je ne savais pas comment gérer de telles situations, j’étais seule et j’étais toujours trop fière pour demander aux gens de prendre une pelle et de creuser, pour m’aider à trouver « l’eau » en moi ; je continuais à errer dans l’obscurité de mes cinquante centimètres, avec des oeillères encombrantes mais imperceptibles pour moi. Quelqu’un les a remarqués et m’a chuchoté qu’il suffisait de se retourner un instant pour être heureux ; une voix dans le vent.

Le plus grand étonnement a été lorsque je me suis retournée et que j’ai vu la mer. J’ai réalisé que c’était la source de l’eau que je cherchais en moi, si grande que je ne l’ai pas remarquée. Le sel a donné du goût à mes jours et a enlevé l’amertume de mes larmes. À partir de ce jour-là, j’ai commencé à regarder la mer et à l’écouter, lui et tout ce qui l’entoure. Au début, j’ai eu peur, parce qu’elle était trop grande pour la contenir d’un seul regard ; j’avais toujours peur de l’inconnu et la mer me confondait, le bruit des vagues était sournois et me donnait l’impression de me noyer. J’ai ressenti la même angoisse que les malades ressentent aujourd’hui dans les hôpitaux, où ils respirent à peine et ont toujours peur de ce qu’ils croient être leur dernier souffle. Même si je n’étais pas malade et que je me sentais encore bien chez moi, je ressentais la même oppression à cette époque. Il m’est difficile de diriger mes émotions vers une vision positive des choses, surtout à cette époque, car juste avant que l’urgence du Coronavirus ne nous force à nous mettre en quarantaine, j’apprenais à être heureuse.

Je suis un peu comme un phénix : assez fort pour me lever à chaque fois, mais ma renaissance ne part pas des cendres, c’est le sable qui me berce, et le vent et la mer qui m’ébranlent. En grandissant, la mer a pris une signification positive pour moi : maintenant, c’est la seule chose qui peut me calmer alors que je suis déjà, apparemment, aux yeux des gens. Cet élément naturel me donne la tranquillité et la sécurité, car il est toujours là, une présence constante, et j’aime à penser qu’il est là pour m’attendre, surtout au coucher du soleil, qui est mon moment préféré de la journée. Lui et moi sommes les protagonistes d’une conversation, qui me permet en fait de me parler à moi-même en suivant un chemin direct pour trouver mes points faibles, que je veux renforcer.

J’associerais donc cette étendue bleue, qui est la métaphore de ma vie, au tournesol de Montale ; si nous apprenons à nager, la mer nous permet de remonter à la surface, à la surface, sans nous noyer. Ce « lieu » est peut-être le seul qui, à plus forte raison en ce moment de solitude et de réflexion, satisferait mes sentiments autant que le symbole du tournesol le ferait pour Montale.

Pendant l’année, je vais à la mer chaque fois que je le peux, même si, vivant en Ombrie, c’est très difficile. Vous savez que l’attente augmente le désir, et dès que je mets les pieds en Basilicate, la terre où j’ai grandi, ma première visite est toujours à ma Mer, qui était à la fois spectatrice et actrice dans les plus belles scènes de ma comédie. Les soirées passées à manger de la pizza sur la plage, et son odeur mêlée à celle du sel ; les déjeuners dans la pinède voisine, en compagnie d’amis et de parents ; les après-midis au soleil et les longues promenades avec des flocons, non loin de là, lancés entre les branches.

Je me suis amusé à poser des questions à la mer, et tout de suite après, j’ai écouté la réponse en me mettant un coquillage à l’oreille. L’accolade dont j’ai le plus besoin en ce moment est celle des vagues.

Il m’arrive d’y aller en hiver, lorsque je retourne chez mes proches pour les vacances de Noël, ou à Pâques, lorsque ma saison préférée est sur le point de commencer : le printemps. En décembre, le gel me coupe le visage, mais je ne sens pas le froid, car la mer est mon manteau ! Comme le tournesol, il a la capacité de se donner, sans rien demander en retour : c’est l’affection inconditionnelle, comme doit l’être l’affection en toutes circonstances. Très souvent, il arrive que les gens cessent d’aimer simplement parce que ce sentiment n’est pas réciproque ; cela ne m’arrive que lorsque je ne veux plus souffrir pour quelqu’un, mais chaque fois que j’ai vraiment aimé quelqu’un, je n’ai jamais cessé de l’aimer, même si lui ne me rendais pas la pareille. Peut-être que j’ai dû garder cette affection pour moi, parce que je ne pouvais pas la montrer comme je l’aurais voulu ; peut-être qu’elle a parfois disparu, parce que c’était trop, mais ce ne sont pas des choses que l’on décide. Je ne suis pas en mesure de conférer de la douceur comme il est de coutume parmi mes pairs aujourd’hui, avec des mots. C’est aussi pour cela que je me sens si bien en mer, même si elle ne parle pas ma langue. Au début de cette année, j’ai écrit que la poésie me comprend sans avoir à expliquer quoi que ce soit, car elle me connaît déjà, ne me pose pas de questions, ne m’opprime pas et ne me juge pas. Je peux remplacer le sujet de la phrase précédente par la mer, parce que c’est la même chose pour moi.

Le tournesol a soulevé Montale vers le haut, et lui a montré la vérité, tandis que mon eau me fait voyager horizontalement, à l’infini, et me montre les innombrables possibilités et alternatives qui n’attendent que moi, si je suis prêt à nager : cela aussi est la vérité, mais je la trouve ici sur terre, pas vers le haut. Les indices cachés de la vérité sont mis en évidence par les lueurs de la lumière que le soleil reflète sur l’eau, et il n’est pas nécessaire de faire un miracle pour les trouver. En fait, la mer me met aussi à l’épreuve, en me montrant les défis que je dois relever, pour voir si j’ai le courage de partir, et si je ne l’ai pas, elle m’incite à le chercher : j’ai appris qu’en attendant, les choses ne changent pas. Au début, je me suis défoulée sur lui, parce que parfois la réalité n’est pas facile à affronter, mais j’ai compris que ce n’était pas le bon esprit. J’essaie de garder tous ces enseignements à l’esprit pour ne pas me perdre à nouveau, mais la vérité est que mon amie me manque tellement, probablement même plus que les personnes les plus importantes, que j’ai hâte de la voir de toute façon. Il aurait été plus facile de gérer le stress de la fin de l’année, si à Pâques j’avais pu aller en Basilicate, avec ma famille, et dans mon endroit préféré, pour une salutation, à la recherche d’un rafraîchissement. Ce n’était pas possible, et je pense que ce sera encore comme ça en juillet ou en août, quand même la lumière du soleil m’aide à me recharger, comme chaque été. La mémoire est une arme puissante, pour le meilleur ou pour le pire, je dois donc y recourir pour penser positivement, sans me laisser influencer par cette situation qui est sans doute beaucoup plus grande que moi.

Je me demande si tous les gens qui sont malades maintenant, et qui ne peuvent pas avoir un parent proche, ou un ami pour les soutenir, peuvent sourire en souvenir de quelque chose de beau, ou si cela rend leur humeur plus mauvaise. Qui sait si ceux qui ont perdu des êtres chers, des médecins, des infirmières et tous ceux qui aident à faire le bien, malgré les difficultés de ce pays, peuvent se reposer, en pensant à quelque chose d’important, peut-être même d’apparemment insignifiant, comme la mer. Nous sommes tous un peu comme les phénix dans ces moments-là ; je meurs souvent, mais je renais et je me sauve seulement sous le feu du soleil, au milieu du sable, et devant une immense étendue bleue.

 

Fénix de agua

No me di cuenta antes; siempre estaba ocupada cavando profundos agujeros en la arena, con el entusiasmo y la viva esperanza de ver un chorro de agua brotar repentinamente de uno de ellos. Sin embargo, al principio, estando sola, cavaría hasta una profundidad máxima de cincuenta centímetros, luego me rendiría, decepcionada por no haber encontrado agua. Un día, sin embargo, conocí a unos niños de mi edad, que me ayudaron a cavar un agujero muy profundo, y cuando finalmente encontramos el agua tan deseada, saltamos y lloramos de alegría durante muchos minutos.

Hoy pienso en esta anécdota de mi infancia, que de repente me parece una demostración de que nunca lo habría logrado solo, y, como en esto, en todas las cosas. De niña era mucho más cerrada que ahora: tímida, gruñón... porque mucha gente se ha ido de mi vida; pero otros han venido, y ahora sé que ambos me hacen crecer.

En aquellos años no sabía cómo manejar situaciones como esa, me sentía solo y siempre era demasiado orgullosa para pedirle a la gente que agarrara una pala y cavara, para ayudarme a encontrar el "agua" en mí; seguía vagando en la oscuridad de mis cincuenta centímetros, con voluminosas pero imperceptibles anteojeras para mí. Alguien los notó y me susurró que bastaba con darse la vuelta un momento para ser feliz; una voz en el viento.

El mayor asombro fue cuando me di la vuelta y vi el mar. Me di cuenta de que era la fuente de agua que buscaba dentro de mí, tan grande que no me di cuenta. La sal le dio sabor a mis días y le quitó la amargura a mis lágrimas. Desde ese día empecé a mirar el mar, y a escucharlo a él y a todo lo que le rodea. Al principio estaba asustada, porque era demasiado grande para contenerlo en una sola mirada; siempre tenía miedo de lo desconocido y el mar me confundió, el sonido de las olas era retorcido y me hacía sentir como si me ahogara. Sentí la misma angustia que sienten los enfermos hoy en día en los hospitales, donde apenas respiran y siempre tienen miedo de lo que creen que puede ser su último aliento. Aunque no estaba enferma y aún cómoda en casa, sentí la misma opresión de esa época; dirigir mis emociones hacia una visión positiva de las cosas es difícil para mí, especialmente en este momento, porque justo antes de que la emergencia del Coronavirus nos obligara a la cuarentena, estaba aprendiendo a ser feliz.

Soy un poco como un fénix: lo suficientemente fuerte para levantarme cada vez, pero mi renacimiento no empieza desde las cenizas, es la arena que me acuna, y el viento y el mar que me sacude. Al crecer, el mar ha tomado un significado positivo para mí: ahora es lo único que puede calmarme cuando ya estoy, aparentemente, a los ojos de la gente. Este elemento natural me da tranquilidad y seguridad, porque siempre está ahí, una presencia constante, y me gusta pensar que está ahí para esperarme, especialmente al atardecer, que es mi hora favorita del día. Él y yo somos los protagonistas de una conversación, que en realidad me permite hablar conmigo mismo siguiendo un camino directo para encontrar mis puntos débiles, que quiero fortalecer.

Por lo tanto, asociaría esta extensión azul, que es la metáfora de mi vida, con el girasol de Montale; si aprendemos a nadar, el mar nos permite volver hacia arriba, a la superficie, sin ahogarnos. Este "lugar" es quizás el único que, más aún en este momento de soledad y reflexión, satisfaría mis sentimientos tanto como el símbolo del girasol lo haría para Montale.

Durante el año voy al mar siempre que puedo, aunque es muy difícil cuando vives en Umbría. Sabes que la espera aumenta el deseo, y tan pronto como pongo un pie en Basilicata, la tierra donde crecí, mi primera visita es siempre a mi Mar, que fue tanto espectador como actor en las más bellas escenas de mi comedia. Las tardes pasadas comiendo pizza en la playa, y su aroma mezclado con el olor de la sal; almuerzos en el pinar cercano, junto con amigos y familiares; tardes bajo el sol y largos paseos con copos, no muy lejos, palpitando entre las ramas.

Me divertí haciendo preguntas al mar, e inmediatamente después escuché la respuesta poniéndome una concha en la oreja. El abrazo que más necesito en este momento es el de las olas.

Sucede que voy allí en invierno, cuando vuelvo con mis parientes para las vacaciones de Navidad, o en Pascua, cuando mi temporada favorita está a punto de comenzar: la primavera. En diciembre la escarcha me corta la cara, pero no siento el frío, porque el mar es mi abrigo. Como el girasol, tiene la capacidad de donarse a sí mismo, sin pedir nada a cambio: es un afecto incondicional, como debe ser el afecto en todas las circunstancias. Muy a menudo sucede que las personas dejan de amar sólo porque no son correspondidas; a mí me sucede sólo cuando ya no quiero sufrir por alguien, pero cada vez que amé realmente a alguien, nunca dejé de amarlo, aunque no fuera correspondido. Tal vez tuve que guardar este afecto para mí, porque no podía mostrarlo como me hubiera gustado; tal vez a veces se desvaneció, porque era demasiado, pero estas no son cosas que se deciden. No soy capaz de otorgar la dulzura como es costumbre entre mis compañeros de hoy, con palabras. Por eso también me siento tan bien en el mar, aunque no habla mi idioma. A principios de este año escribí que la poesía me entiende sin tener que explicar nada, porque ya me conoce, no me pregunta, no me oprime y no me juzga. Puedo reemplazar el tema de la frase anterior con el mar, porque son lo mismo para mí.

El girasol elevó Montale hacia arriba, y le mostró la verdad, mientras que mi agua me hace viajar horizontal, infinitamente, y me muestra las innumerables posibilidades y alternativas que me esperan sólo a mí, si estoy dispuesto a nadar: esto también es verdad, pero lo encuentro aquí en la tierra, no hacia arriba. Las pistas ocultas de la verdad son resaltadas por los destellos de luz que el sol refleja en el agua, y no se necesita un milagro para encontrarla. De hecho, el mar también me pone a prueba, mostrándome los retos que afronto, para ver si tengo el valor de irme, y si no lo tengo, me incita a buscarlo: he aprendido que esperando, las cosas no cambian. Al principio me desquité con él, porque a veces la realidad no es fácil de afrontar, pero comprendí que ese no era el espíritu adecuado. Intento tener en cuenta todas estas enseñanzas para no perderme otra vez, pero la verdad es que echo tanto de menos a mi amigo, probablemente incluso más que a las personas más importantes, que no puedo esperar a verlo de todas formas. Habría sido más fácil lidiar con el estrés al final del año, si en Pascua hubiera podido ir a Basilicata, con mi familia, y a mi lugar favorito, para un adiós, en busca de un refrigerio. No fue posible, y creo que volverá a ser así en julio o agosto, cuando incluso la luz del sol me ayude a recargarme, como todos los veranos. La memoria es un arma poderosa, para bien o para mal, así que tengo que recurrir a ella para pensar en positivo, sin dejarme influenciar por esta situación que es sin duda mucho más grande que yo.

Me pregunto si todas las personas que están enfermas ahora, y no pueden tener un pariente cercano, o un amigo que las apoye, pueden sonreír en el recuerdo de algo hermoso, o esto hace que su estado de ánimo empeore. Quién sabe si los que han perdido a sus seres queridos, los médicos, las enfermeras y todos los que ayudan a hacer el bien, a pesar de las dificultades de este país, pueden descansar pensando en algo importante, quizás incluso aparentemente trivial, como el mar. Todos somos un poco como los fénix en estos momentos; yo a menudo muero, pero renazco y me salvo sólo bajo el fuego del sol, en medio de la arena, y frente a una inmensa extensión azul.